Arrivano i Cultural Heritage blogger: ma chi sono?

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  • 07/11/2013 at 19:42
  • di STEFANO COSTA

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    La nota di avviso su una pagina Wikipedia: leggere con attenzione!

    Che reazione avete quando trovate un avviso tipo “questa pagina ha dei problemi” su Wikipedia? Io mi sento sollevato, perché qualcuno ha controllato e ha segnalato che devo leggere prestando attenzione, che non tutto quello che leggo potrebbe essere corretto, che se qualcosa non mi torna forse ho ragione io. Leggere prestando attenzione. Leggere. Prestando. Attenzione. È molto difficile, ma credo che ne valga lo sforzo.
    E i blog? Non ci sono quegli avvisi sui blog! Facciamo un esempio. La mostra al museo. Un must. Il blogger culturale visita la mostra con occhio esperto, quasi sornione. Ne ha viste mille di mostre. Pubblica qualche foto social durante la visita (se si possono scattare, altrimenti si può sempre fotografare il biglietto, la locandina o il poster), poi la sera a casa apre il suo blog e inizia a comporre:
    La mostra sugli ori di Givopoli è un esempio bellissimo di nuove tecnologie applicate all’esposizione museale. Nella favolosa cornice del museo Ripanti di Podello…
    Sicuramente avete riconosciuto lo stile: quello che descrive, magari con entusiasmo, solo cose bellissime. Io penso che i cultural heritage blogger possano fare di più e meglio ‒ e alla fine ne guadagnerà anche la promozione.
    Facciamo un esempio più concreto, che mi aiuta anche a sviluppare il ragionamento: la mostra su Augusto da poco inaugurata alle Scuderie del Quirinale. Maria Pia Guermandi ne ha scritto sul suo blog, commentando ampiamente le scelte espositive, i contenuti, il progetto editoriale. Dal titolo “Augusto, straniero a Roma“ si capisce che il giudizio non è positivo. Poter esprimere giudizi negativi (sottolineo di nuovo: informati, argomentati) è importante, sano e stimolante per la conversazione!
    Confrontate ora quell’articolo con quello molto più breve pubblicato da Giovanni Fantasia sull’Huffington Post. In fondo stiamo leggendo sulle piattaforme web di due testate editoriali, potremmo aspettarci qualcosa di più simile. Fantasia è un giornalista, Guermandi no, ma lui scrive come un blogger e lei scrive come una giornalista. Che confusione! Non bastava scrivere su un blog per essere blogger?
    Ma soprattutto, come da tempo si chiedono giovani archeologi alle prese con la comunicazione, qualcuno sarà disposto a pagare un archeo-blogger o una cultural heritage blogger? Magari un museo, uno dei tanti con una strategia di comunicazione che fa vergognare molti e ingegnare alcune?
    Parliamone, parliamone a Paestum e parliamone in rete. Se il blogger diventa un creatore di contenuti (e gestore del sito, dell’account social, etc etc) retribuito dall’istituzione culturale guadagna qualcosa economicamente, ma perde in libertà ‒ come puoi scrivere sul blog del tuo museo che la mostra appena inaugurata non è un granché, oppure che per il quinto anno consecutivo l’assessorato ha tagliato i fondi al museo civico…? Se la blogger rimane indipendente e autoprodotta, mantiene la libertà ma rimane al verde… a meno che non ci sia qualcuno che paga per sostenere una informazione libera, indipendente, brillante sull’archeologia e sul patrimonio culturale. E secondo me è di questa che abbiamo disperatamente bisogno.

    Appendice: cosa faccio io con/su i blog?
    1. scrivo. Nel web 2.0 si scrive poco e si legge molto. Questo a lungo andare atrofizza la scrittura, che invece è importante e va tenuta in allenamento. Avere un blog è un allenamento per la scrittura ‒ anche se non vi legge nessuno.
    2. racconto. Mi annoio a scrivere resoconti sintetici, preferisco dedicare più tempo e raccontare un evento, un incontro, una storia ripercorrendo i miei passi. A volte impiego mesi e mesi prima di completare un post.
    3. dialogo. Ho la fortuna di avere dei compagni di viaggio con cui dialogare a colpi di commenti, pingback e @-replies. Da loro imparo cose nuove, cercando di non chiudermi in una bolla dove sono circondato solo da quello che mi piace.
    4. critico. Spesso trovo opinioni e azioni altrui che non mi piacciono, e dico la mia. Avere un’opinione (possibilmente informata) è importante, e credo che chi scrive di archeologia non possa farne a meno. In altre parole, non credo nel blog unicamente come una forma di cronaca né di comunicazione promozionale. Entrambe sono infatti a senso unico, al contrario della critica che dice «Ehi! Io la penso in un altro modo, parliamone».