Visite guidate

  • Programma

    La Borsa riserva a relatori, giornalisti e visitatori un programma di visite guidate gratuite, da prenotare compilando la scheda di adesione, ai seguenti siti:

     

    ITINERARIO PAESTUM Museo e Parco Archeologico
    Venerdì 27 e Sabato 28 ottobre con appuntamento presso il Museo alle ore 09.45 (termine visita ore 12) o alle ore 11.45 (termine visita ore 14)

    Tomba del Tuffatore Parco Archeologico di Paestum

    I TEMPLI DI PAESTUM
    Giovedì 26, Venerdì 27, Sabato 28 ottobre con appuntamento presso il Museo alle ore 13.45
    Si ricorda che la Basilica, il tempio più antico dei tre monumenti dorici del Parco Archeologico, è l’unico tempio greco in tutto il Mediterraneo ad essere accessibile senza barriere architettoniche.
    La visita dura circa un’ora.

    Basilica - Parco Archeologico di Paestum Tempio di Nettuno - Parco Archeologico di Paestum
    ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PAESTUM
    Giovedì 26 e Venerdì 27 ottobre con appuntamento presso il Museo alle ore 12:45
    Per accedere nel cuore del Museo, nei cui depositi si conservano centinaia di tombe dipinte di IV e III sec. a.C. di età lucana (percorso senza barriere architettoniche).
    La visita dura circa un’ora.
    Depositi Museo Depositi Museo Archeologico Paestum
    IL SENTIERO DEGLI ARGONAUTI – PASSEGGIATA DAI TEMPLI AL MARE
    Domenica 29 ottobre con appuntamento presso il Museo alle ore 10:15
    Il percorso si ispira alla leggenda antica secondo la quale gli eroi che accompagnavano Giasone alla ricerca del vello d’oro avrebbero fondato il Santuario di Hera alla foce del Sele; dal decumano maggiore di Paestum alla volta dell’oasi dunale, attraversando Porta Marina e un tratto di pineta con flora tipica della macchia mediterranea si raggiunge l’antica spiaggia della città di Poseidonia.
    Durata circa due ore.
    Sentiero degli Argonauti Il sentiero degli Argonauti

    Per partecipare è necessario compilare la scheda di adesione e consegnarla alla Segreteria visite guidate il giorno prima della visita prescelta.

    Altri siti consigliati
    – Antiquaria di Roccagloriosa
    – Antiquarium di Palinuro
    – Area Archeologica di Fratte – Salerno
    – Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore
    – Castello di Arechi di Salerno
    – Castello Medioevale di Avellino
    – Cattedrale di Salerno
    – Chiesa di San Pietro a Corte di Salerno
    – Museo Archeologico di Eboli e della Media Valle del Sele
    – Museo Archeologico Provinciale di Salerno
    – Pinacoteca Provinciale di Salerno
    – Santa Maria de Lama – Salerno
    – Teatro ellenistico-romano – Sarno (su richiesta, contattare il Comune di Sarno)
    – Villa Guariglia e Museo Provinciale della Ceramica di Vietri
    – Villa Romana di Minori

    tomba del tuffatoreMuseo Archeologico Nazionale di Paestum

    Il Museo raccoglie impareggiabili reperti provenienti dalla città e dal territorio di Poseidonia-Paestum: suppellettili preistoriche, corredi funerari, resti architettonici e scultorei rinvenuti negli scavi. Di grande interesse sono la statua fittile seduta di Zeus di meta’ VI sec. a.C., il grande busto fittile femminile, privo di testa, della fine del VI secolo a.C., le anfore a hydrie in bronzo della metà del VI sec. a.C.. Straordinarie le lastre dipinte provenienti da alcune delle oltre 120 tombe finora rinvenute, tra cui la più celebre è la tomba dipinta del Tuffatore del 480 a.C.. Sculture, iscrizioni marmoree, oggetti di culto, frammenti di vasi e anfore sono la testimonianza dell’epoca romana di Paestum.

    parco archeologico di paestumParco Archeologico di Paestum

    Poseidonia fu colonia greca fondata alla fine del VII sec. a.C. dai Sibariti. Conquistata alla fine del V sec. a.C. dai Lucani, nel III sec. a.C. divenne colonia latina col nome di Paestum. Protetti da cinque chilometri di cinta muraria pentagonale, si ergono gli imponenti templi dorici, risalenti al IV e V sec. a.C.:la Basilica di Hera, il Tempio di Nettuno o Poseidon e il Tempio di Cerere. La Basilica è il più antico dei templi di Paestum: si alza solenne, con le colonne doriche del porticato, orientato ad est. L’esempio più classico e perfetto di tempio dorico del mondo greco è certamente il tempio di Nettuno. All’estremità settentrionale della zona sacra sorge il tempio di Cerere, dedicato ad Athena. Gli scavi riguardano una vasta area della città con altri grandiosi edifici come le terme, il portico del foro, l’anfiteatro.

    parco archeologico di veliaParco Archeologico di Velia

    Velia, antica Elea, fu fondata intorno al 540 a.C. da coloni Focei partiti dall’Asia Minore per sottrarsi all’esercito di Ciro. Qui nacquero Parmenide e Zenone e con essi la scuola eleatica, riferimento nella cultura filosofica dell’antichità. Nei resti odierni è evidente l’impianto della citta’ a cui si accede attraverso l’imponente “Porta rosa” unico esempio di architettura greca con volta a tutto sesto. Pregevole è il muro del recinto sacro con l’incantevole stoà o portico, pavimentato in mattoni di eta’ ellenistica.

    Altri siti consigliati:

    Abellinum romana di Atripalda
    L’antica colonia romana di Abellinum, situata sulla collina della Civita dell’odierno Comune di Atripalda (AV), lungo la riva sinistra del Sabato, conserva notevoli testimonianze monumentali, riconducibili all’originario impianto.
    Il tessuto urbano, esteso per circa 25 ettari, è scandito da assi viari ortogonali che ne delimitano i quartieri ed è racchiuso da una poderosa cinta muraria in opera reticolata lunga 2 km, risalente all’età tardo repubblicana. Una ricca dimora signorile, una domus di tipo pompeiano ad atrio e peristilio, con intonaci dipinti e mosaici pavimentali, occupa un intero isolato della città. Gli scavi attualmente in corso, hanno permesso la messa in luce dell’area del vestibolo della domus: in particolare è emerso l’ingresso affiancato su ciascun lato da due ampie tabernae (botteghe),contraddistinte da due soglie in pietra, prospicienti un tratto del grande decumanus (strada est-ovest).
    Le strutture pertinenti ad un impianto termale, di particolare monumentalità e consistenza, testimoniano il carattere dell’edilizia pubblica, già reso evidente da una serie di importanti ritrovamenti, tra i quali quello di un’ara sacrificale in marmo..
    Al di fuori dell’impianto urbano si situano le aree sepolcrali, lungo le rive del Sabato, e i resti del monumentale anfiteatro.

    Antiquaria di Roccagloriosa
    A Roccagloriosa sono esposti in due Antiquaria, reperti testimoni dell’insediamento Lucano (IV sec. a.C.) rinvenuti nella necropoli, con sepolture “emergenti”. Nel primo Antiquarium (ex chiesa S. Maria dei Martiri), sono esposti, tra gli altri, i preziosi ritrovamenti della tomba n 9 (sepoltura femminile), contenente un ricco corredo di oreficeria, pervenuto intatto, che testimonia i contatti con le produzioni tarantine ed i legami con antiche tradizione italiche. Il secondo Antiquarium propone in una mostra fotografica il sito della Necropoli e in particolare le tombe n 19 e 24, di cui sono esposti anche i reperti . Protagonisti dell’esposizione sono i vasi tra cui spiccano tre pezzi di grandi dimensioni (più di un metro di altezza) a figure rosse che rappresentano un’unicità in quanto non vi sono stati altri ritrovamenti con misure simili fuori dell’Apulia. Tra di essi c’è il loutrophoros, il cui cratere è altro 112 cm con anse a volute decorate con teste di gorgone.

    Antiquarium di Palinuro
    Il sito di Palinuro (Centola) riveste particolare interesse per l’incrocio di culture di cui è stato scenario e di cui si ritrovano tracce nell’Antiquarium, sito sul promontorio in località Ficocella che offre ai visitatori un suggestivo panorama sul golfo. L’edificio ospita reperti archeologici (ceramiche e suppellettili di ossidiana di circa seimila anni fa) rinvenuti negli scavi, intrapresi nell’area del comune, a partire dal 1948 che hanno portato alla luce una necropoli del VI secolo a.C. Il pubblico può vedere reperti di ceramica di importazione attica a figure nere, e ionica con decorazioni a bande; i vasi testimoniano anche un tipo di ceramica locale con decorazioni geometriche i cui elementi ricordano i motivi originari dell’isola di Cipro e quelli della ceramica della Percenzia, nella Puglia settentrionale databili alla fine de VII secolo a.C. Dell’allestimento fanno anche parte i materiali di diversi corredi funerari provenienti dalla necropoli, di tipo Enotrio, di contrada San Paolo.

    Area Archeologica di Fratte – Salerno
    Importante centro preromano, con ruderi databili a partire VI sec. a.C., in cui convivevano etruschi, greci e indigeni. La zona Archeologica fu definita “acropoli” sia per la posizione topografica dei ritrovamenti sia perche’ le strutture rinvenute lasciavano intravedere un centro religioso e civile alla sommita’ dell’insediamento. Imponenti i resti della necropoli di epoca sannitica di fine IV sec. a.C..

    Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore
    Il Battistero, la cui forma circolare gli ha conferito l’appellativo di “Rotonda”, faceva parte di un più vasto complesso.
    La prima attestazione scritta risale a un diploma dell’anno 841 d.C. Impostata su 15 archivolti e sorretta da altrettante coppie di colonne lisce, la cupola copre la vasca battesimale centrale, di forma ottagonale, seconda in Italia solo a quella di San Giovanni in Laterano. Tutti gli elementi marmorei della decorazione architettonica, le basi, i fusti di colonne, i capitelli e le cornici modanate sono di spoglio e in evidente funzione di reimpiego.

    Castello di Arechi – Salerno
    Il “Castello” che si eleva sul colle Bonadies, già occupato in età romana e poi fortezza bizantina, fu dotato di una Turris maior, che lo rese “per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca più munita di essa”(Paolo Diacono, in Historia Langobardorum).
    Con Arechi II, che allargò il territorio della città ad Est e ad Ovest cingendolo di nuove mura, ben tramandate dalle illustrazioni che corredano il poema di Pietro da Eboli, Liber ad honorem Augusti, della fine del XII secolo, il castello divenne simbolo della centralità del suo principato.
    Gisulfo II, ultimo principe longobardo di Salerno, coniò la famosa moneta con legenda “Opulenta Salernu”, specchio iconografico della città, dominata dalla Turris, prima che diventasse, nel 1077, una roccaforte normanna, retta da Roberto il Guiscardo. In seguito diventò un importante elemento difensivo nello scacchiere aragonese, per poi perdere progressivamente importanza con il mutare delle tecniche belliche. Venne del tutto abbandonato nel XIX sec.
    Il restauro del Castello e della Bastiglia, iniziato nel 1982, ha consentito il recupero funzionale delle componenti architettoniche e la riqualificazione dell’intera area, mirando, anzitutto, alla restituzione della più ampia leggibilità delle qualità architettoniche della struttura fortificata, oggetto di continui ampliamenti ed adattamenti dettati dal susseguirsi dei governi nel periodo storico della sua funzione difensiva e dall’imporsi delle nuove tecniche militari.
    Oggi, attraverso strutture di collegamento, di servizio e di sicurezza all’avanguardia, sono possibili percorsi di visita tematici. Costituiscono un’eccellenza la Galleria Multimediale, il Museo dell’Opera, la Turris Maior con sistema espositivo virtuale e la Bastiglia, in cui sono ospitate le sculture d’arte contemporanea di Lorenzo Spirito (le “nuove sentinelle”), collegata al castello attraverso un percorso didattico-naturalistico.

    Castello Medioevale di Avellino
    Il castello di Avellino si erge su una rupe tufacea in antico circondata da due torrenti, a nord il Rio Cupo e a sud il Rigatore. Le recenti indagini archeologiche hanno permesso di individuare l’originario nucleo del complesso fortificato, posto a difesa della città medievale ubicata sulla collina della Terra, e in uso almeno fino al ‘700, epoca in cui gli ultimi proprietari, i principi Caracciolo, lasciarono l’antico maniero, preferendo una residenza più consona alle esigenze signorili.
    Gli interventi, attualmente in corso, eseguiti su progetto del Comune di Avellino, della Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino e della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno e Avellino, si svolgono nell’ottica della conservazione e della fruizione del complesso monumentale.. Lo scavo archeologico ha permesso di individuare varie fasi di occupazione del complesso: dalle più antiche tracce di strutture a carattere funerario di epoca romana, costituite da parti di mausolei con relativi elementi di spoglio (tra i quali un leone in pietra calcarea), si passa ad un primitivo impianto risalente al VI-VII sec.d.C.; ben documentata è una successiva fase tra alto e basso medioevo nel corso della quale si impiantano nuove strutture costituite sostanzialmente da una fortezza a pianta rettangolare. Intorno al XIII secolo il monumento è interessato da notevoli rifacimenti e ampliamenti, tra i quali merita particolare menzione la costruzione di un edificio di culto. Ulteriori sistemazioni avvenute intorno al XV secolo fanno seguito a una serie di episodi distruttivi, tra cui un incendio di cui sono state ritrovate tracce visibili sul piano pavimentale di un ambiente a pianta rettangolare.
    Il castello perde le sue funzioni residenziali nel primo decennio del ‘700 e l’intero complesso, nel corso dell’800, viene utilizzato come cava di pietra nonché a scopo agricolo, secondo una caratteristica riscontrabile in altri analoghi contesti.

    Cattedrale di Salerno
    Dedicata a S. Matteo Evangelista, le cui spoglie sono ancora oggi conservate nella Cripta, la Cattedrale di Salerno presenta caratteristiche simili a quelle dell’Abbazia di Desiderio situata a Montecassino: pianta di tipo basilicale costituita da tre navate longitudinali, un transetto e un quadriportico.
    La struttura originaria, costruita sotto il regno di Roberto il Guiscardo,è stata ristrutturata nel 1688. Preceduto da un vasto atrio cinto da un portico retto da ventotto colonne, l¹imponente edificio presenta sul lato meridionale un grande campanile del XII secolo. L’accesso alla struttura avviene attraverso una porta di bronzo bizantina incastonata in un portale di marmo alla base del quale è collocata una coppia di leoni.

    Chiesa di San Pietro a Corte – Salerno
    La chiesa di San Pietro a Corte, conosciuta come la cappella palatina fondata dal principe Arechi II, intorno al 787, e’ oggi il complesso di maggiore rilevanza del centro storico di Salerno. L’indagine archeologica attualmente in corso, ha messo in luce l’area romana. L’area comprende, oltre agli ambienti immediatamenti sottostanti, una volta occupati da botteghe, anche l’area appartenente alla confraternita di S. Anna. Nel XIII secolo la chiesa veniva usata come sede di riunioni del Parlamento: in essa si celebravano spesso pubbliche cerimonie, tra cui il conferimento delle lauree della Scuola Medica Salernitana.

    Museo Archeologico Nazionale di Eboli e della Media Valle del Sele
    Il Museo ha sede nel Convento di San Francesco, fondato nel XIII secolo ed ampiamente rimaneggiato nel XVI. Prima dell’ultimo conflitto mondiale era adibito a sede del Municipio, della pretura e del locale Ginnasio. I bombardamenti della guerra ne determinarono la parziale distruzione e l’abbandono. Un restauro recente lo ha restituito all’uso pubblico e l’intera ala occidentale del complesso è messa a disposizione da parte dell’Amministrazione Comunale della Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, che ha curato l’allestimento del Museo Archeologico. Attualmente il Museo raccoglie i reperti, prevalentemente corredi tombali, provenienti dal centro antico di Eboli, che per la sua posizione allo sbocco nella piana costiera di importanti itinerari naturali come la valle fluviale del Tusciano e la via Ofanto-Sele, rappresenta per l’età antica una frontiera fra ambiti territoriali che partecipano di culture diverse. Il percorso espositivo è organizzato secondo un criterio cronologico teso a presentare le principali fasi della vita ultramillenaria dell’insediamento: la preistoria, l’età del ferro, il periodo orientalizzante, il VI e V secolo, e, per il momento, si chiude con la ricca documentazione del IV sec. a.C. Per la sua natura di museo comprensoriale esso sarà destinato in un futuro prossimo a ospitare anche le testimonianze dei territori finitimi gravitanti sul medio corso del Sele. Ma va sottolineato soprattutto che questo Museo, nato per raccontare la storia di un comprensorio antico culturalmente non omogeneo, dovrà alimentarsi e crescere con i risultati della ricerca sul terreno; per questo l’esposizione, che ai ‘piani superiori è ancora in fase di allestimento, sarà dialetticamente legata al divenire dell’indagine archeologica e alla conseguente ricostruzione del paesaggio antico. Nell’atrio è collocata la base di statua con iscrizione (183 d.C.) nota come Lapide Eburina, che era stata reimpiegata nel campanile della chiesa di Santa Maria ad Intra. Questo testo epigrafico chiarisce che Eburum aveva lo statuto di Municipium.

    Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano “Gli Etruschi di frontiera”
    La realizzazione del nuovo Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano – finanziata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il contribuito e la partecipazione della Regione Campania e della locale amministrazione comunale – costituisce la tappa finale di un ambizioso progetto condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno e Avellino in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli ‘l’Orientale’ e con l’Università degli Studi di Salerno, e si configura di eccezionale rilevanza nell’ambito della valorizzazione del patrimonio archeologico nazionale in quanto raccoglie le testimonianze più significative dell’espansione etrusca nell’Italia meridionale, restituite da un sito tra i più importanti della Campania antica e del Mezzogiorno. La nuova ed ampia sede illustra in maniera rigorosamente scientifica ma al tempo stesso suggestiva e attraente, attraverso lo sviluppo di diverse tematiche, i risultati dell’intensa e costante ricerca avviata nel 1964 nel territorio comunale di Pontecagnano (SA) in seguito alla scoperta, tra le più rilevanti dell’ultimo cinquantennio, di un vasto insediamento etrusco, che ebbe caratteristiche urbane già a partire dall’età arcaica.
    L’importanza e la consistenza del sito sono documentate dagli oltre 8000 ricchissimi corredi funerari che ne attestano la frequentazione dalla Prima Età del Ferro (fine X – inizi IX sec. a.C.) all’età romana, quando all’insediamento etrusco-italico si sovrappone la colonia di Picentia (263 a.C.).Il nucleo principale dell’esposizione museale è costituito dai corredi principeschi del periodo Orientalizzante (fine VIII-VII sec. a.C.), momento di massima fioritura del centro.

    Museo Archeologico Provinciale – Salerno
    Accoglie una ricca documentazione dell’intera provincia di Salerno, dalla preistoria al tardoantico. In posizione di spicco è il corredo della tomba principesca di Roscigno, di fine V e inizio IV sec. a.C.. Vi si conservano inoltre ceramiche campane, sannitiche e lucane di eta’ ellenistica, vasellame etrusco, ornamenti in bronzo tra i quali l’ammirabile testa di Apollo rinvenuta nelle acque del golfo di Salerno. Si tratta di un prezioso originale tardo-ellenistico, datato nella prima metà del I sec. a.C., attribuito all’artista Pasiteles, nato in Magna Grecia.

    Pinacoteca Provinciale di Salerno
    Palazzo Pinto, dimora gentilizia nel cuore del centro storico, ospita la Pinacoteca Provinciale. In esposizione dipinti che vanno dal Rinascimento alla prima metà del Novecento. Nella sezione rinascimentale pregevoli sono le tavole di Andrea da Salerno e del Maestro della Incoronazione di Eboli. Di grande interesse le tele seicentesche di Giovanni Battista Caracciolo, Andrea De Lioni, Carlo Rosa. Del Settecento sono le tele di Francesco Solimena e della sua Accademia. Molti i dipinti di pittori salernitani e costaioli a partire dalla seconda metà del Novecento. Una sezione è dedicata agli artisti stranieri, che qui realizzarono le opere esposte.

    Santa Maria de Lama – Salerno
    Il primo documento in cui è citata la chiesa di Santa Maria de Lama risale al 1055: “Ecclesia sancte Marie ubi lama dicitur… constructa intus hanc salernitanam civitatem”, ma probabilmente ha origine piu’ antiche. Santa Maria de Lama, collocata nel cuore del centro storico della citta’, conserva le uniche testimonianze del periodo longobardo di Salerno. All’interno, due colonne sono decorate da affreschi quasi a grandezza naturale: su di uno e’ rappresentato il Cristo con la croce, sull’altro vi e’ una figura femminile, forse la Maddalena.

    Teatro ellenistico-romano – Sarno
    Edificato nel II secolo a.C. e addossato scenograficamente alla cinta muraria meridionale, fu ingrandito da 76 a 96 m in epoca augustea o tiberiana.
    È uno degli edifici scenici più grandi della Campania antica. Sia l’orchestra sia la scaenae frons erano adornati da marmi preziosi e statue.
    Subì ulteriori restauri dopo il terremoto del 62 d.C.

    Villa Guariglia e Museo Provinciale della Ceramica di Vietri
    Accoglie ceramiche in massima parte vietresi, ma anche provenienti da altri siti della Campania, Puglia, Calabria, Liguria. I più antichi esemplari di ceramica vietrese risalgono alla fine del sec. XV. Questa produzione si inserisce in un filone di lavorazione dell’argilla che vede coinvolta Salerno ed il suo immediato circondario fin dall’epoca pre-romana. Al secolo XVII risalgono i più antichi esemplari di mattonelle votive. Ricca è la testimonianza degli anni venti e quaranta, del periodo noto come “tedesco”, con pezzi di autori del nord Europa realizzati a Vietri.

    Villa Romana di Minori
    La stuttura rispecchia la tipologia della villa maritima strutturata su due piani, con grandi sale di rappresentanza, successivamente suddivise in ambienti più piccoli (nell¹area ovest) e ambienti termali (nell¹area est), di cui sono ancora riconoscibili il tepidarium, il calidarium e il praefurnium.
    Del piano superiore, edificato successivamente, restano pochi elementi non chiaramente leggibili, tra cui la scala di accesso del lato ovest.
    Il piano inferiore è invece molto ben conservato. Le sue strutture si appoggiano al colle retrostante, svolgendo così anche una funzione statica, di terrazzamento, per quelle superiori. Di alcuni ambienti si conserva la decorazione pittorica in III stile e quella in stucco delle volte: essi sono disposti intorno a una vasta sala tricliniare con ninfeo (circa 70 mq), con volta decorata a stucco con motivo a cassettoni e motivi geometrici e resti di affreschi in IV stile, e con splendidi mosaici pavimentali.
    Edificata nei primi anni del 1 secolo dopo Cristo, la villa, durante la sua vita ha subito diversi restauri e rimaneggiamenti.