Le poesie di Enzo Tafuri dedicate alla Borsa

  • In occasione delle ultime edizioni della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, il poeta di Vietri sul Mare Enzo Tafuri ha dedicato le sue poesie alla Borsa.

    Per la XXII edizione – 2019


    Astronave Archeologica

    Astronave Archeologica, memoria del tempo, solca
    lo spazio nel ritmo remoto.
    Strali aguzzi di pietre incidono tombe e sepolcri,
    statuette e simboli raccontano la favola ancestrale.

    Erano mercati di popoli e tribù
    diademi preziosi, turismo di
    frammenti sacri nel sacrificio agli Dei.

    La terra Madre bisbiglia i suoi umori con la voce
    del silenzio, Santuario dell’umanità.

    Ora nel tempo che è nuovo ma non svanito l’Astronave
    del Pensiero saetta visioni di vette e mare nella nicchia
    di seno. Paestum nel pianoro mistico.

    Coltre di giallo oro i Templi nella rugiada di rocce.

     

    La cupola bianca innalza vele di candore all’azzurro.
    Folla di colori, vetrine di arte, idiomi intrecciano parole.
    Ritmo vibrante di popoli, etnie delicate, calamite
    planetarie, assemblea nel seme del vento.

    Avviene l’emozione dell’animo, richiamo accorato
    ai martiri, custodi di memorie, assassinio crudele al
    Museo del Bardo.

    Martire di pietà, Uomo di Palmira, la vita recisa
    da ladri di verità.

    Il cielo ora dona l’attimo del Silenzio, scia di fuoco
    dell’astronave eterna.

    Bussa radioso un verso di tenerezza.

     

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    Per la XX edizione – 2017


    Circuito Astrale

    Mente creativa, donata dimensione del pensiero,
    circuito astrale,
    visioni di popoli.

    Solchi tracciati, aratro con umori di zolle,
    scorrono il tempo,
    unico tripudio di esuberante
    bellezza nel Ventennale stimolo.

    Borsa Mediterranea, semi di germogli
    ancestrali.

    Svetta la luce cosmica, silenzio d’aurora ai
    Templi
    di Paestum.

    Genesi vergine, la storia sublime avviene,
    giaciglio di memorie,
    invisibile intimo della terra.

    Turismo culturale, colori del mondo,
    sciamano come un dipinto arcobaleno.

    Gaio è il ritmo,
    brio fresco come acque limpide,
    gioiosa serenità,
    allegra economia.

     

    Avvampa il Tempio di memorie,
    fuoco impetuoso,

    scenografia amare.

    Crepitano mitraglie,
    delitto all’innocenza,
    scuotono l’estasi d’incanto remoto,
    Museo del Bardo, avvolge Tunisi l’afflato
    caldo di pietà.

    Folla inerme nel fuoco di saette.

    Forza insulsa del terrore, deboli di fede,
    maschere scialbe, imbrattano di fango
    il riflesso solare agli orizzonti del mondo.

    Non uccidono cuori che sempre palpitano,
    pulsano solenni nel
    brivido radioso dell’alba.

    Martire nel segreto di verità, Padre di storia,
    figlio di Palmira,
    Kaled Asaad, falce di morte, assassinio di
    memorie nel sospeso
    silenzio del cielo.

    Oltraggio spietato nel vuoto di preghiere,
    riposa nel fruscio pacato,
    seno caldo di pietre.

    L’Archeologia vive perenne nella Patria
    dell’animo.

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    Per la XIX edizione – 2016


    Voli D’Aquila

    Spicca il volo l’aquila reale, nido vergine all’Arechi. 

    occhio acuto di rapace, plana l’alba iridescente al golfo.

    Verde lido, pini salmastri, bianco sorriso di schiuma. 

     Zumata scenica,

    i Templi nel sussulto dell’incanto.

    Sentinelle di pietra, antico sigillo, la bellezza confonde

    Il pensiero.

    Argine di tele, penombre, come un ricamo schermato

    invola il cielo nel denso petalo azzurro.

    Archeologia planetaria, ritmo incalzante, etnie di popoli,

     eco viscerale di terra, oasi di pace.

    Un ponte fra isole di pensieri, il passato inciso

    come un brivido alato di sole.

     Il tramonto infiamma il globo, rosso palpito sanguigno.

     Specchiano riflessi i Templi, antica magia  d’arcobaleno.

     Stupore del tempo, velo di sospiri nel muto rito

     di preghiere.

    Per la XVIII edizione – 2015


    Icone D’incanto

    Nasce lento il trepido giorno, palpito di colori
    nel respiro frizzante.

    Pacato riflesso, l’arcata al mare spazia l’onda,
    punta Licosa al bacio di sole

    Rassegna di scena, la Borsa svetta iridescenti
    candori, staglia il cielo come alata mongolfiera.

    Schiere di volti pastellano figure nel ritmo sereno.

    Mani delicate plasmano argille, fluido torniante
    di terracotte brunite.

    Il passo sfiora umori di terra, seno racchiuso,
    genesi antiche, orme di storia.

    E’ morbido, lento l’incedere elastico,
    tappeto di germogli, petali di rugiada.

    L’eco sospeso come coro di fanciulli.

    Voci, versi, sussurri delicati avvolgono
    il pensiero, icone d’incanto.

    L’aroma di caffe ’ dirimpetta il Tempio.

    Cerere canta il fuoco della sera.

    L’abbraccio muto, immutato brivido
    come un cosmico guizzo di luce.

     

    Per la XVII edizione – 2014


    Templi di Memorie

    Novembre tiepida balugina linee di sole.
    Paestum riflette umori dorati di pietre.

    Templi di memorie nel muto respiro del tempo.

    Recinto remoto, svetta l’argine bianco di cupola
    nella maestà del vento.

    Universo di popoli, frammenti, il segno inciso
    dell’inconscio, l’umanità racconta favole
    di parole.

    Viali sintetici, decori, hostess, rosso
    luccicante, fluido ritmo.

    Archeologia viva, quel passato sepolto
    germoglia nel fiore del pensiero.

    Anime adolescenti, veli di donna, bisbiglio
    di voci.

    Cerco nel bouquet di volti, la terra soffia
    un petalo, la voce, è già canto nel ruscello
    dei sensi.

    Argine di brividi nel delicato chiarore, tu
    fanciulla con gli occhi nel sogno accarezzi
    l’animo come un velo di seta.

     

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