Ingresso gratuito ai siti

  • La BMTA, grazie alla preziosa collaborazione del Parco Archeologico di Paestum e Velia e della Direzione Regionale Musei Campania, riserva ai visitatori l’ingresso gratuito ai parchi archeologici e musei di Paestum, Velia, Eboli, Padula e Pontecagnano da giovedì 8 a domenica 11 aprile 2021.

    È necessaria la registrazione online e la stampa del badge personale, la cui verifica ai desk accrediti presso il Savoy Hotel e presso il Museo Archeologico consentirà il ritiro dei biglietti di ingresso per il Parco Archeologico di Paestum, il Museo Archeologico Nazionale, il Parco Archeologico di Velia.

    Invece, per la Certosa di Padula, il Museo di Pontecagnano e il Museo di Eboli, è necessario presentare all’ingresso del sito da visitare il solo badge personale, stampato a seguito della registrazione online effettuata.

    Di seguito i siti che prevedono l’ingresso gratuito.

     

    tomba del tuffatoreMuseo Archeologico Nazionale di Paestum

    Il Museo raccoglie impareggiabili reperti provenienti dalla città e dal territorio di Poseidonia-Paestum: suppellettili preistoriche, corredi funerari, resti architettonici e scultorei rinvenuti negli scavi. Di grande interesse sono la statua fittile seduta di Zeus di metà VI sec. a.C., il grande busto fittile femminile, privo di testa, della fine del VI secolo a.C., le anfore a hydrie in bronzo della metà del VI sec. a.C.. Straordinarie le lastre dipinte provenienti da alcune delle oltre 120 tombe finora rinvenute, tra cui la più celebre è la tomba dipinta del Tuffatore del 480 a.C.. Sculture, iscrizioni marmoree, oggetti di culto, frammenti di vasi e anfore sono la testimonianza dell’epoca romana di Paestum.

    parco archeologico di paestumParco Archeologico di Paestum

    Poseidonia fu colonia greca fondata alla fine del VII sec. a.C. dai Sibariti. Conquistata alla fine del V sec. a.C. dai Lucani, nel III sec. a.C. divenne colonia latina col nome di Paestum. Protetti da 5 km di cinta muraria pentagonale, si ergono gli imponenti templi dorici, risalenti al IV e V sec. a.C.: la Basilica di Hera, il Tempio di Nettuno o Poseidon e il Tempio di Cerere. La Basilica, il più antico dei templi di Paestum si alza solenne con le colonne doriche del porticato orientato a est. L’esempio più classico e perfetto di tempio dorico del mondo greco è certamente il tempio di Nettuno. All’estremità settentrionale della zona sacra sorge il tempio di Cerere, dedicato ad Athena. Gli scavi riguardano una vasta area della città con altri grandiosi edifici come le terme, il portico del foro, l’anfiteatro.

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    Parco Archeologico di Velia

    Velia, antica Elea, fu fondata intorno al 540 a.C. da coloni Focei partiti dall’Asia Minore per sottrarsi all’esercito di Ciro. Qui nacquero Parmenide e Zenone e con essi la scuola eleatica, riferimento nella cultura filosofica dell’antichità. Nei resti odierni è evidente l’impianto della città, a cui si accede attraverso l’imponente “Porta rosa”, unico esempio di architettura greca con volta a tutto sesto. Pregevole è il muro del recinto sacro con l’incantevole stoà o portico, pavimentato in mattoni, di età ellenistica.

    EboliMuseo Archeologico Nazionale di Eboli e della Media Valle del Sele

    Il Museo ha sede nel Convento di San Francesco, fondato nel XIII secolo e rimaneggiato nel XVI. Prima dell’ultimo conflitto era adibito a sede del Municipio, della Pretura e del locale Ginnasio. I bombardamenti ne determinarono la parziale distruzione e l’abbandono. Con un restauro recente l’intera ala occidentale fu messa da parte del Comune a disposizione della Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, che ne curò l’allestimento. Attualmente il Museo raccoglie i reperti, prevalentemente corredi tombali, provenienti dal centro antico di Eboli, che per la sua posizione, allo sbocco di importanti itinerari naturali come la valle fluviale del Tusciano e la via Ofanto-Sele, rappresenta per l’età antica una frontiera fra ambiti territoriali di culture diverse. Il percorso espositivo secondo un criterio cronologico presenta le principali fasi della vita ultramillenaria dell’insediamento: la preistoria, l’età del ferro, il periodo orientalizzante, il VI e V secolo e si chiude con la ricca documentazione del IV sec. a.C.. Nell’atrio è collocata la base di statua con iscrizione (183 d.C.), nota come Lapide Eburina, che era stata reimpiegata nel campanile della chiesa di Santa Maria ad Intra. Questo testo epigrafico chiarisce che Eburum aveva lo statuto di Municipium.

    Pontecagnano

    Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano “Gli Etruschi di frontiera”

    La realizzazione del nuovo Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano costituisce la tappa finale di un ambizioso progetto condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno e Avellino in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e con l’Università degli Studi di Salerno, volto a raccogliere le testimonianze più significative dell’espansione etrusca nell’Italia meridionale, restituite da un sito tra i più importanti della Campania antica e del Mezzogiorno. La nuova e ampia sede illustra in maniera rigorosamente scientifica, ma al tempo stesso suggestiva e attraente, attraverso lo sviluppo di diverse tematiche, i risultati dell’intensa e costante ricerca avviata nel 1964 nel territorio comunale in seguito alla scoperta, tra le più rilevanti dell’ultimo cinquantennio, di un vasto insediamento etrusco, che ebbe caratteristiche urbane già a partire dall’età arcaica. L’importanza e la consistenza del sito sono documentate dagli oltre 8.000 ricchissimi corredi funerari, che ne attestano la frequentazione dalla Prima Età del Ferro (fine X – inizi IX sec. a.C.) all’età romana, quando all’insediamento etrusco-italico si sovrappone la colonia di Picentia (263 a.C.). Il nucleo principale dell’esposizione museale è costituito dai corredi principeschi del periodo Orientalizzante (fine VIII-VII sec. a.C.), momento di massima fioritura del centro.

    certosa padula

    Certosa di San Lorenzo a Padula

    La Certosa di San Lorenzo è il più vasto complesso monastico dell’Italia Meridionale, nonché uno dei più interessanti in Europa per magnificenza architettonica e copiosità di tesori artistici. I lavori di costruzione iniziarono nel 1306 per volontà di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore dei Vallo di Diano, e proseguirono fino al XIX secolo. Dell’impianto più antico restano pochi elementi: tra questi lo splendido portone della Chiesa datato al 1374 e le volte a crociera della stessa. Le trasformazioni più rilevanti risalgono alla metà del 500, dopo il Concilio di Trento. Seicenteschi sono gli interventi di doratura degli stucchi della chiesa, opera del converso Francesco Cataldi. Del 700 sono gli affreschi e le trasformazioni d’uso degli ambienti esistenti. I Certosini lasciarono Padula nel 1807, durante il decennio francese del Regno di Napoli, allorché furono privati dei loro possedimenti nel Vallo, nel Cilento, nella Basilicata e nella Calabria. Le ricche suppellettili e tutto il patrimonio artistico e librario andarono quasi interamente dispersi e il monumento conobbe uno stato di precarietà e abbandono. La corte esterna è costituita da un grande cortile rettangolare, intorno al quale erano ospitate buona parte delle attività produttive. L’originaria veste cinquecentesca, realizzata in pietra locale e rigidamente scandita dall’ordine dorico delle colonne binate, fu arricchita in epoca barocca con statue e pinnacoli. La Chiesa, a navata unica con 5 cappelle sul lato destro è divisa in due zone da una parete. Varcata la soglia, ci si trova di fronte alla scala elicoidale, che conduce dolcemente all’antisala della biblioteca. Il chiostro grande, con i suoi quasi 15.000 mq di superficie, risulta essere tra i maggiori in Europa. La costruzione fu avviata nel 1583, rifacendo sostanzialmente un chiostro preesistente.

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